Il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio Firenze
musica, immaginando incontri

RICORDI D’ESTATE: UN CONCERTO DI FINE GIUGNO AL GRAN SALONE DEI CINQUECENTO

Era il 2019 e da meno di un anno vivevo a Firenze. Una sera ho assistito all’edizione del Premio Crescendo nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, cogliendo così un’altra occasione di scoprire a ritmo lento la mia nuova città.

Si tratta di un premio assegnato a bambini e giovani che si sono distinti in un percorso di apprendimento di musica classica.

Molto bello vedere i loro primi importanti risultati nel bel mentre che imparano a conoscere la musica; ma ancor più incoraggiante è stato constatare la PARTECIPAZIONE VIVA di tutti gli adulti coinvolti nell’organizzazione, segno che alle nuove generazioni si tiene davvero.

Con premesse così, non restava che celebrare la serata in un luogo dai lineamenti regali

di quelli dove gli invitati non si presentano se non nel loro aspetto migliore.

Ecco come andò e che cosa ho ritrovato negli appunti.

Un leone di fronte all'ingresso nel Salone dei Cinquecento nel Palazzo Vecchio di Firenze

Fa così caldo che non so come abbellirmi per un’occasione così importante di una serata nel Salone dove neanche poche settimane fa è transitata una folla per l’ultimo saluto a Franco Zeffirelli… un luogo dove sarebbe il caso di possedere un minimo di abito da sera.

Ho rimediato un grazioso abitino lungo a fiori, trovato nel negozietto di un punto commerciale dov’ero andata per rimpiazzare l’afa con un’oretta di aria condizionata.

L’avevo provato, era del  tipo che preferisco, ed è diventato mio nel giro di pochi passi che distanziano i camerini di prova dalla cassa all’uscita.

Con un corpetto elasticizzato aderente, mi sento un po’ dama del ‘700; completano la scena quadro anelli, smalto rosso scuro, un braccialetto ed orecchini lunghi sempre a tema floreale.

La sorpresa del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, preparato per la serata del Premio Crescendo 2019

Arrivata a palazzo, uno scalone interminabile mi conduce in una di quelle sale della Firenze dalle mura possenti ma discrete, persino ripetitive a prima vista.

Non sto quieta: so già che una volta entrata, potrei arrivare a sentirmi mancare

Si parla tanto della sindrome di Stendhal, ma c’è anche chi pensa che sia tutta colpa dello stress da viaggio del turista intercontinentale moderno.

Certo ne rimani sopraffatto da tanto e tutto insieme, ti toglie la parola, non sai più cosa né da dove far cominciare il discorso di quel qualcosa che ti sentiresti di dire o di scrivere…

Per me non c’è dubbio che ci si possa sentire male, perché quell’arte ha potenza espressiva più forte della più grande voglia di sapere dell’uomo odiernamente distratto.

Non so che cosa troverò, non so se reggerò a quello che vedrò. Sono umana anch’io.

Il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio Firenze

Che SORPRESA questa sala!!

Ad entrambi i lati imponenti scene belliche, un soffitto ornato con scritte in latino e oro, mi domando mentre tengo la testa alzata, come abbiano fatto a realizzarli quei dipinti lassù…

Tranne sedie e pavimento, tutto il resto è un grande complesso monumentale, ornato da sculture con scene di lotta mitologica e simbolismo della vittoria sul nemico.

Si fronteggiano il Genio della Vittoria, sistemata sotto la battaglia di Siena, e la Firenze Vittoriosa sotto la battaglia contro Pisa.

Non si era ancora una nazione; ognuno si difendeva dal proprio vicino di casa.

Un gran senso di battaglia e vittoria al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze

Mi siedo. La sala non è proprio piena, e poco a poco, molto prima della fine dell’evento, si dimezzerà ulteriormente.

Saranno forse genitori interessati solo ai 5 minuti di esibizione del proprio pargolo?

C’è un rimbombo del microfono, soffre anche la tecnologia per il gran caldo di quest’estate appena iniziata…

Una giovanissima promessa del violoncello apre la serata musicale, il Minuetto 3 di Bach suonato da una bimba di appena 6 anni. L’acustica è perfetta, il pezzo semplice e breve, c’è un pezzo per volta in ogni età, e questa è soltanto una bimba di 6 anni.

Chiudo gli occhi, scriverò dopo.

Il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze - quasi come un teatro

Non sono affatto brava con la musica classica, ed è una LACUNA da colmare

Magari proprio stasera a qualche minuscolo risultato arrivo anch’io.

Provo ad ascoltare e basta.

La pianista si ferma anche lei un attimo per concentrarsi. Parte il Sospiro di Franz Liszt.

Ma è con la tromba emergente dallo sfondo del pianoforte, che il suono si fa più chiaro, andando a richiamare le gigantesche scene dipinte a ricordo di vittorie su battaglie.

Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze - le gigantesche scene di battaglie che adornano le pareti

Più tardi sarà il violino di una mini lady in rosso a ridimensionare il tutto, come se volesse aggiungere a quei fatti lontani una cornice sonora a posteriori.

Note leggere, come se volessero evidenziare il peso dell’arte che vediamo qui da tutti i lati. In scene che non si direbbe si sposino con una musica così.

Eppure sì, si legano.

I violini mi fanno pensare a Vivaldi, potrebbe invece essere Bach che io continuerei a pensare a Venezia…

Avverto un qualcosa di intimo e a tratti deciso. A un certo punto il pezzo sembra terminare… invece riparte con più vortice di note.

Vortice di azione nelle sculture del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio - Firenze

Fa un caldo insopportabile, le buche del centro storico e la ressa dei turisti lo sono ancora di più, eppure questa sera dovevo venire.

Mi accorgo solo qui che non avrei potuto mancare ad un energico di piano

scandito da acuto flauto, o ad un Ballade di Chopin.

Proprio quest’ultimo fa dimenticare persino che siamo in Italia, ma in quel pianoforte che grida ondate di note suonate come 1000 tutte nello stesso istante non c’è un l’animo malinconico-tormentato dell’autore, ma la bravura di questo giovane, che in tutti i suoi minuti il suo pezzo lo vive.

Quasi non ci credo come imparo ad affinare l’ascolto, credetemi se vi dico che Chopin è un ospite, porta una musica che non è del tipo che avrebbe composto un italiano.

Ma non è che un attimo.

Battaglia di Ercole in scultura custodita nel Salone dei cinquecento a Palazzo Vecchio - Firenze

Ritorno in patria con le Improvvisazioni di Bartòk e subito prende forma quel teatro di esercizio di potere della Firenze dei Medici, con un collage di brusche frenate, silenzio e riprese concitate.

Siamo in un posto che fu di potere, ed io ho paura del potere.

Sussulto ad un allontanamento secco delle mani dalla tastiera, in un attimo lunghissimo di assenza totale di suono

Come le discussioni per decidere, che cominciano con toni pacati, poi saltano bruscamente all’estremo opposto.

L'imponenza del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze

Infine, sopra tutti, una viola suona la Hora Lunga.

Che calma, quanta concentrazione…

Un suono completo capace di espandersi in ogni punto dell’estesa sala, e magari forse ne uscirà e raggiungerà lo spazio.

Nessuno potrà mai capire che cosa c’è qui dentro finché non vi entra

L’occhio mi si sposta su una finestra aperta che permette di vedere uno scorcio delle costruzioni di fuori.

Forse finestrucole di mansarde, ma da questa cornice limitata, prendono la forma di due minuscole casette come quelle che sapevo abbozzare io da bambina.

Ecco il contrasto stupefacente di Firenze.

Fuori, le solite mura. Dentro, tutto il mondo possibile.

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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