Gli interni di Villa Manzoni a Lecco
attrazione museo

VILLA MANZONI E GLI SPOSI PROMESSI

Il secondo giorno del mio soggiorno di Lecco è dedicato a Villa Manzoni, la casa di famiglia dove lo scrittore visse fino alla prima adolescenza, dove trasse ispirazione dallo splendido paesaggio per i suoi scritti, e dove nacque (ed è sepolto) il padre Pietro.

In seguito fu lo stesso romanziere a venderla a Giuseppe Scola, industriale nel campo della seta e che abitava a Vercurago, il paesino del Castello dell’Innominato.

Oggi, dopo un periodo di restauro, è museo civico del Sistema Museale Urbano Lecchese (Si.M.U.L.), raggiungibile con pochi passi dalla stazione ferroviaria.

Presenta gli ambienti dove visse la famiglia (lo studio, la culla, la sala da pranzo) e una grande raccolta di materiale sui Promessi Sposi in tutte le fasi d’elaborazione. Cambiarono infatti varie volte titolo, lingua (Manzoni correggeva di continuo) e rimasero in stadio di cantiere per un bel po’ d’anni fino a diventare quel capolavoro che si studia nelle scuole e che sarebbe proprio un toccasana riprendere.

Mi sono appassionata ai Promessi cominciando a leggerli in una versione stile antologia scolastica (completa quindi di note esplicative, commenti ed esercizi di comprensione del testo) salvata da un bidone della carta del mio condominio quando abitavo ancora a Torino.

Dopo una rapida occhiata, mi aveva subito attratto per l’analisi accurata dei personaggi e l’enfasi sulle differenze d’indole e di caratteri, e così me lo sono portato a casa, sicura che prima o poi mi sarebbe stato prezioso.

Avevo ragione.

Prima di arrivare alla stesura definitiva, Manzoni ha attraversato un cambiamento interiore profondo molto simile al percorso che ha portato fin qui me. E mi rincuora perché vedo che anche lui ha passato tante difficoltà familiari e relazionali, trovando conforto nella letteratura. La cultura è davvero salvifica, è un mondo di scoperte capace di accendere l’anima.

Pensavo di leggerne solo la prima parte; dopo un 2021 concentrato sull’Inferno dantesco, il tema mi sembrava un po’ più “dolce”; invece… mi sta facendo sentire coinvolta a ogni crescendo di capitolo (e son 38…).

Sento che mi dà l’opportunità unica di capire meglio l’importanza di certe esperienze emozionali, e per questo ho deciso di andare fino in fondo alla questione.

Perché non è un’arzigogolata riflessione filosofica, ma una storia che alterna vicende e personaggi in cui è facile rispecchiarsi.

E alla fine avrò percepito l’intera vicenda con un pensiero in simbiosi con quello di Lucia, lontano dai ragionamenti che un professore o un intellettuale sarebbero avvezzi a fare.

A Villa Manzoni di Lecco una scultura raffigurante Lucia Mondella, protagonista dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

La visita comincia con un breve video introduttivo, tanto per entrare nell’atmosfera da clima interiore di un uomo che pensa e scrive.

Quasi sprofondo sulla panca morbidissima, fra l’altro ne trovo una uguale in una stanza più avanti, in squisita sintonia con l’arredamento originale, mantenuto per molto tempo persino nella stessa collocazione.

Villa Manzoni a Lecco - la panca per sedersi è un arredamento squisito

Come sempre nelle esposizioni, anche qui ci sono pannelli scritti molto utili per ripassare in breve la vita di Alessandro Manzoni, scrittore, poeta e drammaturgo fra i più grandi della nostra letteratura.

La madre era figlia di Cesare Beccaria, il conosciuto illuminista lombardo autore Dei delitti e delle pene.

Messo a balia, fu educato in collegi religiosi, e così la conobbe solo a 20 anni, quando si trasferì da lei a Parigi, capitale (a quei tempi) del bel mondo e polo di riferimento per molti intellettuali.

Tanti i lutti in famiglia, con figli e nipotine che se ne andarono prima di lui.

Vide Napoleone e ne rimase colpito dallo sguardo. Conobbe Garibaldi e Verdi, quest’ultimo gli dedicherà la sua celebre Messa da Requiem.

Fu anche nominato Senatore del Regno.

Passò dalle tendenze neoclassiche, ispirate all’arte antica, al movimento romantico. E divenne forte credente cattolico, pur adottando tendenze liberali. La fede cristiana, quella vera, non è un conformarsi religioso, ma un liberarsi dell’anima che riconosce Dio come Fonte primaria di ogni ideale dell’uomo.

Un’esperienza non priva di travagli che lo porterà a rompere schemi e a introdurre novità di senso e stile attraverso le opere che noi oggi consideriamo le sue più famose.

Meno rigidità stilistica e più attenzione ai sentimenti. Ricerca della lingua migliore per rendere l’opera accessibile a tutti. Tutte cose oggi normali, ma per l’epoca molto innovative.

Io non sarò mai la persona di gran rigore e capacità d’intelletto che fu lui, però sì, mi posso avvicinare al suo mondo oggi, in quella che fu la sua casa, passeggiando in un silenzio allietato da una musica dolce in sottofondo. Solo qualche visitatore entrato dopo di me spezza un po’ quella sensazione di empatia con l’ambiente.

Oggi c’è sole, e le montagne si vedono un po’ meglio; ma io cammino fra le stanze dimenticandomi del lago e del viavai moderno di fuori.

Sono giorni difficili, non solo per le notizie di guerra, ma anche per un generale decadimento che non stimola più a creare, come Zeffirelli in un intervista prima di morire disse “mi manca il creare arte insieme”. E così mi trovo anch’io a far la mia fatica…

Amo però vivere e scrivere, e forse un giorno sparirò anch’io fra dolci montagne, scendendo dalla giostra del progresso e tornando ad una storia semplice, stile Storia milanese come il sottotitolo pensato per la prima stesura del romanzo.

Manzoni non pensava da politico, ma come acuto osservatore. Ad esempio, per il personaggio del prepotente Don Rodrigo, trasse ispirazione da un suo avo, il primo della stirpe vissuto nel ‘600 e con un fare alquanto simile…

Scritti su Manzoni e i Promessi Sposi custoditi a Villa Manzoni, Lecco

C’è una stanza che ricostruisce la vicenda del processo nel 1630 a Milano contro due innocenti poi condannati al supplizio perché sospettati di essere untori di peste, a seguito delle dichiarazioni (infondate) di una popolana.

Sul luogo dell’esecuzione venne eretta un colonna, oggi sostituita con una lapide nel Castello Sforzesco.

Manzoni ne fece un saggio intitolato Storia della Colonna Infame, che in origine era un’appendice storica al romanzo.

Sul soffitto ci sono proiezioni di disegni che ricostruiscono la vicenda con un sottofondo di suoni. Spezza il silenzio dolce, e attrae l’attenzione su qualcosa di più grave e difficilmente visibile.

Non solo l’abuso di rigore dei giudici sotto la dominazione spagnola, ma anche le responsabilità del singolo, che può essere fuorviato da superstizioni e credenze NON GIUSTIFICABILI sulla base della paura o perché “costumi del tempo”.

Alla fine degli ambienti, ci sono anche la cantina e la cappella.

La visita termina nel piccolo cinema, dove vengono proiettate scene da un adattamento cinematografico di cinema muto degli anni ’20.

La cantina di Villa Manzoni a Lecco

I Promessi Sposi furono un grande successo, e grande è stata anche la produzione di disegni e opere in stile visual, molto efficaci nel presentare uno stato d’animo, una coscienza pulita oppure dominata dall’orgoglio.

Oltre a questi, anche produzioni datate pochi anni fa, come le parodie dei paperi Disney, una delle mie preferite in assoluto.

Tante e sofferte le correzioni fino alla stesura definitiva del 1840 (la cosiddetta “quarantana”) riveduta dopo la prima edizione degli anni ‘20, e prima che il Manzoni decidesse di cambiare il toscano col fiorentino colto.

Mi ero accorta di un “vo” qua e là (nel senso di “[io] vado” tipico del parlare toscano), credevo che forse si dicesse così anche in Lombardia, invece no.

Manzoni venne proprio a Firenze, e alla fine decise di adottare quella che per lui era la lingua dell’Italia unificata, che sarebbe quindi stata facilmente compresa da tutti.

Ci ha messo tanto il Manzoni a scrivere, perché era di quelli che volevano fare un lavoro buono.

Prendo esempio: non basta raccontare “ci sono stata, ho visto questo e quello” ma bisogna legare questa visita con un po’ di rilettura di questo importante romanzo.

Sono felice di essere stata oggi a

e proseguirò questo viaggio nel viaggio in un’altra delle proprietà dello scrittore, quella di Milano, la casa dove andò a vivere con la famiglia una volta lasciata definitivamente Parigi, e dove rimarrà fino alla morte.

gli Sposi Promessi, la storia milanese del Manzoni, conservata a Lecco

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

Potrebbe piacerti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.