Come ci si sente a camminar sull'Arno?
QUATTRO PASSI in una città

A TU PER TU CON L’ARNO

A inizio estate mi è capitata una cosa strabiliante, ho quasi camminato sull’acqua! Mi veniva da canticchiare O mio babbino caro… dall’opera Gianni Schicchi di Puccini.

Dopo il lungo inverno e prima che scoppiasse la calura, mi son decisa a provare un itinerario fuori dal centro storico.

Ogni tanto un pomeriggio fuori casa ci vuole, quindi perché non approfittare del primo sole?

Firenze in dettaglio - un verso dalla Divina Commedia di Dante alle porte dell'Arno

Al fondo di Viale della Giovine Italia comincia il Ponte San Niccolò da cui inizia una grande distesa verde, una specie di area spiaggia cittadina.

L’idea di origine era quella di costeggiare il fiume in direzione degli Uffizi

godendo del panorama, ma anche calcolando tempi di percorrenza e stando soprattutto attenta a che cosa salta fuori di meno conosciuto della città.

Quando però mi accorgo che una paratia (non so come altro chiamarla) è completamente all’asciutto, al pari di due temerarie ragazzine, mi convinco a scendere anch’io sull’acqua.

Non sono tipo da rischi, ma in condizioni che promettono sicurezza, tiro fuori quel po’ di temerarietà che sotto sotto ho anch’io… 

Come ci si sente a camminar sull'Arno?

E neanche soffro di vertigini; ma quando si tratta di dimensioni più alte e profonde dell’ordinario voglio essere ben sicura della terra sotto i piedi.

Certo che mi fa un po’ paura… il perché lo affido a certe domande

Prima di tutto acqua non è terra… Un po’ come in Artico, che è solo ghiaccio, quindi basta un colpo dal basso delle correnti marine a spezzarlo…

Qui a metterci accidentalmente un piede sopra finirei chissà dove… quanto sarà profondo?

Inoltre la superficie della paratia non è perfettamente liscia (come le buche del centro a cui accennavo nella mia passeggiata in centro, vi ricordate?), basterebbe un urto e rischierei di finire in bocca a chissà qual pesciolone…

Già quelli di quella poca massa d’acqua del Mugnone son di dimensioni tali che ci vogliono due mani per tenerli, figuriamoci qui.

Sulla paratia in mezzo all'Arno fra le buche anche un cuore

Mi sento come fossi a camminare su una trave; e allora mi assicuro di tenere i piedi ben fermi dove sono

tenendo d’occhio le ragazzine che si scattano selfie saltellando un po’ qua e là.

No problem. Sono (e siamo) a distanza di sicurezza.

C’è gente sdraiata a prendere il sole, una in costume è di un biondo da chioma straniera.

Poco prima, mentre percorrevo il grande Viale Giovine Italia saltavo con l’immaginazione fino in Svizzera; ora che vedo lei penso alla Svezia, interessante meta esterache non ho ancora visitato.

Sulla Porta antica di accesso alla città c’è un verso di Dante che parla proprio di fiume.

Come si sta… nel mezzo? 30 gradi con brezza gradevole, come sempre lungo un corso d’acqua.

Lungo l'Arno spunta un bel fiore di cappero

Mi godo un po’ l’insolita postazione tentando anche un video. Poi torno sul lungarno decisa a percorrerlo fino al ponte successivo.

L’a tu per tu continua fianco a fianco

Sempre avanti, in direzione del centro storico, con la visuale monopolizzata a sinistra, da dove il fiume si attacca alla riva opposta.

Pochi passi oltre mi spunta davanti un bel fiore di cappero.

In fondo le Rampe del Poggi aperte a cascata, come la prima volta che le vidi.

Da quel punto inizia la salita verso Piazzale Michelangelo, Giardino delle Rose, e volendo, con un bel po’ di scale in più, anche San Miniato.

Del Piazzale spunta però solo un tratto,da qui non se ne scorge di più.

La Biblioteca Nazionale a Firenze si scopre passeggiando lungo l'Arno

Proseguendo verso il ponte successivo, si svela in Piazza dei Cavalleggeri (già Canto dei Tardibuoni) la gran facciata della Biblioteca Nazionale, sormontata da Dante e Galileo su due colonne, diversissima già solo nel colore rispetto agli edifici circostanti.

Invece sull’altra sponda, quasi di fronte, fa mostra un bel palazzo di colore vivo

con dietro un campanile.

Non ho idea del nome, per ora rimane il palazzo X.

Lungo l'Arno a Firenze - il palazzo X

Intanto picchia il sole sulla mie gote, finirà che mi abbronzo prima di aver finito il post…

Siamo già oltre metà maggio, e la passerella del giardino Bardini ha già salutato il glicine.

Spuntano anche porte con dettagli storici, di quelli che anche se ci sei nato in questa città non hai mai visto, ma che rallentando i ritmi moderni sei ancora in tempo a scoprire.

A fine Lungarno delle Grazie vengo attratta dalla Volta dei Tintori

forse una via abitata da chi si dedicava a tale mestiere.

Mi allontano pochi minuti dal fiume.

Quando svolto per tornare, ecco apparire all’orizzonte San Miniato in miniatura proprio dietro il palazzo ignoto.

La Volta dei Tintori lungo l'Arno a Firenze

La passeggiata s’interrompe perché è ora di cena, e perché a camminare (si sa) ci si stanca… ma per cause d’impegni vari ci si rivedrà a fine estate.

L’idea stavolta non sarà più quella di costeggiare l’Arno fino alla fine di Firenze, bensì di attraversare subito il Ponte Alle Grazie e rifare il percorso all’inverso, di ritorno al punto della Svezia.

Sono proprio curiosa di vedere come prosegue la distesa verde del principio…

E così sul ponte di cui sopra, saluto l’Arno e prendo verso Santa Croce per tornare a casa.

Lasciato l'Arno mi rituffo nei palazzi del centro a Firenze

Da dove mi è venuta l’idea di un pomeriggio così?

Be’, dall’amore al ritmo lento, dal rispetto che si DEVE ad ogni angolo dotato di storia propria.

Una tendenza che sta prendendo campo e da me già ampiamente adottata.

Ma se avessi dato appuntamento qui a qualche turista, non avrei fatto da guida; io sono una blogger, racconto emozioni, incontro persone.

E ci tengo a costruire ponti sul fiume di una conoscenza da recuperare.

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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